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Dal VSME all’AI: come cambia la rendicontazione ESG nelle piccole imprese 

Il ciclo di webinar Uahuu evidenzia il nuovo perimetro della sostenibilità per professionisti e PMI, tra requisiti di governance, KPI integrati e gestione evoluta dei dati.

Il ciclo di webinar “ESG, Valore e Sostenibilità”, ideato da Uahuu e realizzato in collaborazione con ADCEC Tre Venezie, Ascom e HPA, si è chiuso con una partecipazione che ha superato le aspettative: circa cinquanta imprese e un numero analogo di professionisti collegati, a testimoniare quanto i temi della rendicontazione di sostenibilità stiano entrando in modo stabile nell’agenda delle PMI del Nordest. Il format, distribuito su quattro appuntamenti, aveva un obiettivo preciso: tradurre il linguaggio ESG in strumenti operativi per chi quotidianamente governa i numeri dell’azienda, dal controllo di gestione alla consulenza fiscale e legale, mostrando come la sostenibilità incida sulle scelte di governance, sulle relazioni con il mercato e sull’accesso al credito.

Il principio VSME
e la “svolta” per la
rendicontazione delle PMI

Il principio VSME e la “svolta” per la rendicontazione delle PMI

Il cuore dell’ultima giornata è stato l’intervento di Giovanni Borghini, dottore commercialista, revisore legale e delegato ESG per ADCEC Tre Venezie, che ha presentato il nuovo principio di rendicontazione di sostenibilità per le PMI, il VSME (Voluntary Sustainability disclosure for Micro and Small Enterprises), elaborato dall’EFRAG come risposta all’esigenza di proporzionalità rispetto alla CSRD. Borghini ha sottolineato come il VSME nasca proprio per evitare che le piccole e micro imprese vengano travolte dalla complessità degli standard pensati per i gruppi quotati: “Semplice. Focalizzato. Senza complicazioni: il nuovo principio di rendicontazione per le PMI può supportare il tuo percorso verso la sostenibilità”, ha sintetizzato, insistendo sulla necessità di un impianto informativo snello, chiaro e coerente con la dimensione aziendale.

Nel suo inquadramento, il VSME viene descritto come un ponte tra il mondo “hard law” della CSRD e la realtà delle imprese che, pur non essendo direttamente obbligate, sono comunque chiamate a fornire dati ESG lungo la catena del valore. È il caso, ad esempio, dei fornitori di primo livello delle grandi aziende obbligate alla rendicontazione, che si vedono richiedere informazioni su emissioni, politiche anticorruzione, parità di genere, attività controverse. Proprio in questa prospettiva Borghini ha richiamato alcune metriche di governance particolarmente significative, come l’indicatore sulle condanne e le multe per corruzione e bribery, quello sui ricavi derivanti da attività controverse – armi, tabacco, fossili, pesticidi – e il rapporto di genere negli organi di governo dell’impresa. Si tratta di parametri che toccano direttamente il profilo di compliance, responsabilità degli amministratori, reputazione aziendale e quindi l’operatività quotidiana dei professionisti dell’area tax & legal.

La “S” degli ESG:
persone, relazioni e
rischio giuridico

La “S” degli ESG: persone, relazioni e rischio giuridico

Accanto al nuovo perimetro informativo definito dal VSME, il ciclo ha lavorato per mostrare come le tre dimensioni dell’ESG non siano blocchi separati, ma parti di un unico sistema. Nella seconda giornata Deborah Carniato, business & career coach ed esperta di soft skills e risorse umane, ha messo la “S” al centro, ricordando che ESG significa fare impresa “in modo sostenibile, umano e responsabile, tenendo insieme profitto, persone e pianeta”. Nelle PMI, ha spiegato, le relazioni sono più ravvicinate, i ruoli meno gerarchici, ogni persona ha un impatto reale sulla qualità del lavoro e sulla reputazione dell’azienda; per questo la sostenibilità sociale non è un lusso, ma una scelta strategica di competitività. Analisi di clima, ascolto organizzativo, cultura del feedback, percorsi di formazione e strumenti come la certificazione UNI/PdR 125 sulla parità di genere diventano tasselli di un modello che interessa direttamente anche la contrattualistica del lavoro, le politiche di welfare aziendale e, più in generale, la gestione del rischio giuridico legato alle persone.

Ambiente, KPI e
casi pratici:
la sostenibilità come
leva economica

Ambiente, KPI e casi pratici: la sostenibilità come leva economica

La dimensione ambientale è stata affrontata da Marilena Antonini, sustainability Manager certificata Intertek–Accredia e consulente di marketing e sostenibilità, che ha portato le PMI dentro il terreno concreto dei KPI: consumi energetici, emissioni di gas serra, gestione dell’acqua, rifiuti, economia circolare, con riferimento esplicito agli indicatori previsti nei moduli base del VSME. Più che sulla teoria, Antonini si è soffermata sui casi pratici: come una manifatturiera che introduce un software di energy management, accompagna il cambiamento con formazione interna e in un anno ottiene un risparmio del 30% sulla bolletta. Oppure come la scelta dell’auto aziendale elettrica non sia solo un gesto ambientale, ma impatti sul costo del benefit, sulla fiscalità, sull’immagine verso clienti e comunità. È un modo per ricordare che, nella pratica, ogni scelta ESG ha quasi sempre una traduzione in termini di costo, imposta, gestione contrattuale: terreno naturale per il confronto con il consulente.

Governance evoluta:
quando il controllo di
gestione incontra l’ESG

Governance evoluta: quando il controllo di gestione incontra l’ESG

Il passaggio dalla sostenibilità come “racconto” alla sostenibilità come infrastruttura di governance è stato affidato a Luigi Secco, co-founder e amministratore Uahuu, che ha messo in dialogo controllo di gestione e reporting ESG. Nelle sue riflessioni, Secco parte da un’affermazione netta: “il report di sostenibilità amplia l’orizzonte del controllo di gestione perché introduce variabili non finanziarie e, senza un buon controllo di gestione, il reporting ESG rischia di ridursi a un esercizio puramente narrativo.” La visione evoluta che propone non limita il controllo di gestione alle performance operative di breve periodo, ma lo vede come parte integrante del processo strategico, capace di monitorare anche scelte di investimento, innovazione e sostenibilità. Da qui l’importanza di KPI integrati, di una dashboard che metta in relazione ritorni economici e ritorni reputazionali, di un sistema di reporting che colleghi risparmi energetici, ricavi “green”, incentivi fiscali e riduzione del rischio. Un terreno che, per il professionista, significa anche presidiare la coerenza tra numeri di bilancio, informativa non finanziaria, dichiarazioni rese a banche e stakeholder.

Intelligenza artificiale
e dati: dalla conformità al vantaggio competitivo

Intelligenza artificiale e dati: dalla conformità al vantaggio competitivo

Su questo impianto si innesta il contributo di HPA, raccontato da Stefano Di Persio: l’intelligenza artificiale non come gadget, ma come strumento per trasformare la conformità in un vero vantaggio competitivo. Di Persio,  CEO e founder di HPA, ha mostrato come, partendo dal censimento dei dati esistenti in azienda, l’IA possa automatizzare accesso e analisi dei documenti, integrare le diverse basi dati – ERP, DMS, CRM, file Excel – e supportare direzione e controllo nella predisposizione di report ESG e audit digitali. In un contesto in cui le richieste informative aumentano, la capacità di strutturare, pulire e rendere accessibili i dati diventa essa stessa una variabile di rischio giuridico e reputazionale: errori, incoerenze e lacune nella reportistica ESG possono tradursi in contestazioni, sanzioni, contenziosi con stakeholder e, nei casi più gravi, responsabilità degli organi societari.

Il nuovo ruolo del
professionista
Tax & Legal nella
governance sostenibile

Il nuovo ruolo del professionista Tax & Legal nella governance sostenibile

Nel complesso, il ciclo di webinar ha reso evidente che la sostenibilità non è un capitolo aggiuntivo, ma un diverso modo di fare governance. Il nuovo principio VSME offre alle PMI una grammatica comune con i grandi gruppi e con il legislatore europeo; gli interventi di Carniato e Antonini hanno mostrato come “S” ed “E” abbiano ricadute immediate sul terreno dei contratti di lavoro, della sicurezza, degli approvvigionamenti, dei costi energetici; Secco ha legato tutto questo al controllo di gestione; Di Persio ha indicato nell’intelligenza artificiale il fattore abilitante per gestire la crescente complessità informativa.

Per il mondo Tax & Legal, il messaggio è chiaro: il professionista non è chiamato solo a tradurre norme e linee guida, ma a progettare insieme all’impresa architetture di governo sostenibile, in cui la rendicontazione ESG – a partire dal VSME – diventa uno strumento di trasparenza verso il mercato e, al tempo stesso, una difesa preventiva rispetto ai rischi di contenzioso e alle responsabilità degli amministratori. In questa prospettiva, il ruolo del commercialista si sposta sempre di più dal mero adempimento alla costruzione di un modello di impresa capace di durare nel tempo, sotto lo sguardo sempre più attento di autorità, banche, investitori e comunità.

Articolo pubblicato nelle testate “Il NordEst Quotidiano” e “Global Legal Chronicle“.

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